Mi chiamo Giulia e sono la mamma di Emma. 

Sono fidanzata con Michele da tre anni e mezzo, per via del suo lavoro abbiamo dovuto vivere distanti per diversi mesi. Quando finalmente siamo riusciti ad andare a convivere a Livorno, dopo infinite prove di convivenza durante i diversi fine settimana, eravamo felici di poter finalmente vivere la nostra quotidianità insieme, di trovarsi la sera e di darci la buonanotte di persona. Senz’altro non sono mai mancati i litigi ma sono comunque sempre stati compensati dagli infiniti momenti belli di complicità vissuti insieme. Già da un annetto lui mi aveva manifestato il desiderio di un figlio insieme a me e io ne ero felicissima perché avevo lo stesso desiderio ma non glielo avevo mai manifestato troppo esplicitamente perché in cuor mio aspettavo il momento giusto che però ha trovato prima lui.

Ad Agosto 2018 scopro di essere incinta e quasi non mi sembrava vero perché mi sembrava una cosa troppo bella e un’emozione così forte tanto da non riuscire a prendere sonno (stessa cosa per il mio compagno che non ha chiuso occhio).

A Ottobre inizio un praticantato e comunico subito di essere incinta, sembrava non esserci nessun problema, anzi comunque erano quasi tutti molto gentili. Mi trattengo spesso anche il pomeriggio per imparare il mestiere. torno a casa stanca ma contenta. a Dicembre tutto cambia, mi dicono che assumono un’altra persona in previsione di un aumento di lavoro e in previsione del fatto che io fra pochi mesi andrò in maternità. Io vengo esclusa, mi ritrovo senza computer e a non fare nulla. Tante volte torno a casa e piango. I mesi trascorrono,a metà dell’ottavo mollo tutto e deciso di godermi l’ultimo mese e mezzo a casa. purtroppo non è stato così, i medici scoprono che il livello di liquido amniotico non era alto, sono controllata ogni settimana, mi dicono di bere, di riposarmi ma la situazione non migliora. Alla trentottesima settimana mi inducono il parto ma io avevo il collo dell’utero alto. Dopo la quarta induzione mi iniziano le contrazioni fortissime, sono state ore interminabili, mi dicevano che avrei partorito dopo molte ore, addirittura il pomeriggio del giorno dopo e io guardavo l’orologio ogni 15 minuti per capire quanto mancava ad arrivare al pomeriggio del giorno dopo. ad un certo punto rischio di fare un cesareo perché alla bambina si era abbassato il battito. Io prego perché lei stia bene, non mi importava più dei dolori, l’unico pensiero era mia figlia. Alle 4.04 del 4 aprile nasce, 2kg 520gr, quasi non la sento piangere, poi mi accorgo che in realtà stava piangendo, ma era un pianto quasi delicato, quasi sottovoce. Me la mettono sul petto, la sensazione più bella della mia vita e stessa cosa vale per il mio compagno. La prima cosa che le dico è: “ciao Amore mio”.  La notte prima di andare a letto le davo un bacio e le dicevo che l’amavo. Ero molto stanca, lei dormiva poco e voleva stare spesso attaccata al seno per mangiare ma la sua dolcezza mi faceva dimenticare anche le ore di sonno perse.

Il primo maggio il mio compagno aveva un virus, mi dice di non tenere la bambina troppo vicina a lui che non sta bene allora io decido di fare una bella passeggiata lungomare. Torno e trovo il mio compagno che dorme. Io sono in salotto ma la bambina non vuole dormire allora io alle 1.30 vado sul letto e decido di allattarla lì, la bimba dopo poco si addormenta ma dopo 15 minuti ha ancora fame, io cambio seno, lei si riaddormenta e per una volta decido di tenerla nel lettone. Dopo 20 minuti mi sveglio  e sveglio il mio compagno per dirgli che Emma è nel letto con noi…da quel momento tutto si ferma. Guardo Emma e lei è immobile, la prendo in braccio e mi sembra che muova la mano e le gambe. il mio compagno subito incredulo mi chiede se la bambina è viva e io gli rispondo: “certo che è viva!” ma questo è quello che speravo, perché in realtà non lo sapevo, ero terrorizzata. Corro sul fasciatoio e dietro il suo babbo, la spogliamo perché la bambina non reagisce. Prendo  subito il telefono, chiamo il 118: “aiuto mia figlia non respira”. Mi richiama una pediatra e da istruzioni al mio compagno per rianimarla, ci dice di non mollare che i bambini hanno una forza che non immaginiamo, io mi faccio risuonare questa frase nella testa, vado in strada per fare cenno all’ambulanza. Mi ricorderò sempre il grido di dolore del mio compagno che con voce strozzata urlava “è morta, è morta” e si metteva le mani sulla testa. Io invece non ci credevo fosse morta. Arriva l’ambulanza. mi ricordo di aver visto Emma nuda trasportata dall’ambulanza dentro una stanza, io dentro di me pensavo che la mia creatura avesse freddo, l’avrei voluta coprire ma poi mi rendevo conto che era un pensiero stupido di una mamma inerme a cui stava crollando il mondo addosso. Mi ricordo che non riuscivo a piangere, vedevo una volontaria che era venuta con l’ambulanza con le lacrime agli occhi…le chiedevo se Emma fosse morta, volevo sapere se lei sapesse qualcosa più di me perché lei stava piangendo e io no. Dopo circa un’ora viene fuori la Dottoressa e ci dice che Emma non reagisce e che loro continueranno a provare a rianimarla ma i danni potrebbero essere irreversibili, io le chiedo di continuare, “vi prego non vi fermate”. Continuo a pregare. Dopo un’ora ci comunicano il decesso. Quello che ho provato è racchiuso in queste parole tratte dal film La tigre e la neve:

“Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, posso anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spegnere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto… ma tanto… lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto… portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo… la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine… le zucchine…”.

Adesso penso sempre che Lei ci sia anche se non possiamo più abbracciarci, ma il nostro amore va oltre i confini. Quando sono triste penso che lei non mi voglia vedere triste, allora faccio una passeggiata e la penso e anche lei mi pensa.

Giulia L.

Mamma in cielo e in terra