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Stillbirth

Indicata in italiano anche come nati mortalità o morte endouterina fetale (MEF), la “stillbirth” rappresenta la morte di un bambino prima della nascita o durante il parto. L’utilizzo dell’espressione “stillbirth” (che in italiano si traduce come “nato morto”)  è stata raccomandata, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per indicare il feto privo di segni vitali con peso alla nascita ≥ a 1000 g o con un’età gestazionale di almeno 28 settimane di età gestazionale, a prescindere dal fatto che esso sia stato partorito o estratto dalla madre in maniera alternativa. Di conseguenza, la definizione di stillbirth corrisponde a quella di morte fetale tardiva a cui si fa riferimento nell’ICD-10 (International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death, ICD)

Quanti sono i casi di stillbirth

Si stima che in un anno in tutto il mondo si contino circa 2 milioni 650mila nati morti. La metà di tutti i nati morti si verificano durante il travaglio e la nascita. Tuttavia, la maggior parte di questi 1,3 milioni di morti potrebbe essere prevenuta con una migliore qualità delle cure.

Nei Paesi in via di sviluppo, questi eventi costituiscono circa il 98 per cento dei decessi, mentre nei Paesi a reddito più elevato superano il 60 per cento. Dalla seconda metà degli anni ’90 al 2009, il numero di casi di stillbirth in tutto il mondo è diminuito di oltre il 14 per cento; tale tendenza, tuttavia, non è proseguita nel decennio successivo. Dal 2010 ad ora, infatti, in molti Paesi sviluppati il tasso di nati mortalità non ha subito riduzioni.

La serie Lancet “Ending Preventable Stillbirths”, pubblicata nel gennaio 2016, mira a ridurre  tali eventi e a sviluppare migliori strategie per prevenire i nati morti fornendo una migliore assistenza.

La situazione in Italia

Il nostro Paese, secondo The Lancet, non riesce a fornire dati relativi alle cause di morte in più della metà dei casi di nati morti tardivi. Per il 2013, l’Istat ha stimato un tasso di 4.1 decessi ogni 1000 nati come dato medio nazionale in relazione alla mortalità perinatale, ma con differenze consistenti dal punto di vista geografico: in Lombardia si parla di 3.6 casi ogni 1000 bambini, mentre in Sicilia si arriva a 4.7 casi ogni 1000. Non è esagerato, pertanto, definire la stillbirth come una vera emergenza per la salute pubblica.

La differenza tra stillbirth e aborto spontaneo

La stillbirth non deve essere confusa con gli aborti spontanei: questi ultimi, infatti, si verificano in un’epoca gestazionale precedente. Va detto, comunque, che la definizione di stillbirth varia, dal punto di vista temporale, da Paese a Paese: nel Regno Unito, per esempio, si ritiene che essa si possa verificare a partire dalla 24esima settimana di gravidanza; in Finlandia a partire dalla 22esima settimana; negli Stati Uniti addirittura a partire dalla 20esima. In Italia, invece, si prende come punto di riferimento il 180esimo giorno di amenorrea, cioè assenza di ciclo mestruale.

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